Sorveglianza di massa in Cina

Abbiamo già discusso di come la Cina stia sempre più facendo uso di sistemi di Intelligenza Artificiale e riconoscimento facciale per aumentare la sicurezza sorvegliando i propri cittadini.

Alcuni poliziotti girano per le strade dotati di occhiali dotati di una tecnologia di riconoscimento facciale, utile per identificare più velocemente malintenzionati e criminali.

A Qingdao, invece, delle telecamere fornite di un sistema di Intelligenza Artificiale hanno aiutato le forze dell’ordine a catturare decine di sospetti criminali durante l’annuale festival della birra locale.

Ancora, in Wuhu un fuggitivo è stato identificato da una telecamera mentre comprava del cibo da un venditore ambulante.

Con la presenza di milioni di telecamere “intelligenti”, la Cina si sta muovendo sempre di più nella direzione di un paese autoritario supportato dall’high-tech.

Se la tecnologia è stata vista, con l’avvento del digitale e di Internet, come uno strumento democratico in grado di dare voce a chiunque, adesso la Cina la sta sfruttando come strumento per accentrare ancor di più il potere nelle mani di pochi.

Basti pensare all’uso che si sta facendo di software progettati per sorvegliare e tenere le tracce della minoranza musulmana degli Uighur, nella zona occidentale del paese.

La privacy si sta velocemente indebolendo, a vantaggio di una teorica maggiore sicurezza per la comunità.

Non solo il Governo, ma anche alcune Startup cinesi sembrano ben disposte nei confronti di questa nuova politica di sorveglianza di massa.

Yitu, un’azienda innovativa di Shangai, ha disposto all’interno dei suoi uffici numerose telecamere per il riconoscimento facciale. Dal momento in cui lavorano a quando escono, i dipendenti sono costantemente sorvegliati e i loro percorsi vengono mostrati in tempo reale in uno schermo, sotto forma di linee e puntini blu.

Com’è facile immaginare, più il Paese si interessa di sorveglianza, maggiori sono gli investimenti da parte di aziende private nello sviluppo di nuove tecnologie ad essa collegate.

La stessa Yitu ha preso parte nel 2017 ad una competizione globale organizzata dal Governo degli Stati Uniti sullo sviluppo di nuovi algoritmi di riconoscimento facciale, concludendo il concorso al primo posto.

Yitu ha poi raccolto, a giugno 2018, ben 200 milioni di dollari di finanziamento. Non è certamente l’unica Startup cinese a correre nella gara dell’intelligenza artificiale e dei sistemi di sorveglianza.

SenseTime, Startup con un focus su deep learning e computer vision, ha raccolto 620 milioni di dollari, raggiungendo una valutazione pari a 4.5 miliardi.

Tuttavia, la tecnologia è ancora acerba.

Gli stessi occhiali con sistema di riconoscimento hanno bisogno, per funzionare adeguatamente, di mantenere lo sguardo su un viso per alcuni secondi, rivelandosi quasi inutilizzabili per strada o in movimento.

Dando per scontato che la tecnologia - considerati gli ingenti finanziamenti e l’interesse del Governo cinese - continuerà ad evolversi, resta da chiedersi quale sarà la linea di confine tra la ricerca di maggiore sicurezza e la tutela dei diritti del singolo individuo.

Quanto continuerà a puntare il Governo sulla sorveglianza di massa? Quali problemi potrebbero nascere all’interno della comunità?

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