La prossima rivoluzione del web

Tim Berners-Lee, il creatore del World Wide Web, ha parlato di recente di Internet e del suo futuro:

“I imagined the web as an open platform that would allow everyone, everywhere to share information, access opportunities, and collaborate across geographic and cultural boundaries.

In many ways, the web has lived up to this vision, though it has been a recurring battle to keep it open.

But over the past 12 months, I’ve become increasingly worried about three new trends, which I believe we must tackle in order for the web to fulfil its true potential as a tool that serves all of humanity.”

I nuovi trend che vede come pericolo per la sopravvivenza di internet sono tre:

  1. Non possediamo i nostri dati, che sono in mano a grandi aziende che li monetizzano e li usano per scopi che non conosciamo;
  2. Siamo sommersi di fake news: notizie non verificate che si espandono facilmente e portano cattiva informazione alle masse. Il modello di monetizzazione basato sull’advertising spinge siti di informazioni a creare delle notizie scritte a tavolino per attirare click e guadagnare dei soldi;
  3. Il mondo della politica dovrebbe stare lontano da internet. Con i moderni algoritmi è possibile raggiungere delle persone specifiche con dei messaggi targhettizzati, e questo può pesantemente influenzare i risultati di un’elezione politica. Basti pensare al caso delle presidenziali americane del 2016, nelle quali pare siano stati creati oltre 50,000 diversi annunci pubblicitari per influenzare la percezione di altrettanti target di cittadini americani votanti.

Insomma, nulla di troppo confortante.

Il co-fondatore di Ethereum, Joseph Lubin, è addirittura più drastico quando afferma che “Internet is broken” (internet si è rotto, ndr) e che l’unico modo per “aggiustarlo” sia attraverso la tecnologia blockchain.

E non ha troppo torto se guardiamo ai benefici che l’implementazione di questa tecnologia può portare ai tre punti sottolineati da Tim Berners-Lee.

E’ proprio da quei tre punti che sta nascendo quello che possiamo definire Web 3.0, la prossima grande rivoluzione che il web è pronto ad affrontare.

Dal 2004 a oggi siamo diventati miliardi di utenti connessi ad Internet (triliardi se consideriamo le connessione delle tecnologie IoT) e le nostre informazioni continuano ad essere mantenute in grossi server centralizzati di poche grandi aziende che ne controllano l’utilizzo.

Le persone hanno sacrificato la propria privacy ed i propri dati in cambio dei servizi offerti dai giganti di Internet, che le rivendono al miglior offerente (sempre che non vengano rubate da grossi attacchi hacker).

Non solo, il modello di business e monetizzazione basato sull’advertising è deleterio perchè porta alla creazione di fake news studiate a tavolino per ottenere click e monetizzare dei contenuti.

Se aggiungiamo l’utilizzo dei social media per propaganda o influenza di massa, controbilanciato da censura e blocchi da parte degli stessi social media, il quadro è davvero completo.

Utilizziamo un’infrastruttura datata e dei modelli che si sono dimostrati fallimentari.

Perchè continuare in questa direzione?

Il sogno di un web con maggiore privacy e sicurezza non è così recente, ma in questo momento storico abbiamo finalmente la tecnologia capace di abilitare la nascita di un web decentralizzato e più “umano”.

Come si può costruire un World Wide Web sulla blockchain? Quali sono le sue caratteristiche? Quali i benefici e quali invece le criticità?

Iniziamo dai punti chiave di beneficio:

  • Nessun punto centrale di controllo: rimuovendo gli intermediari ne annulliamo anche il controllo su dati ed informazioni. Nessun potere centrale avrà la capacità di “spegnere” un sito web o di bannare delle informazioni scomode.
  • La proprietà dei dati: ogni utente sarà proprietario delle sue informazioni pubbliche e private. Nessun big player conoscerà interessi, abitudini, capacità di spesa o situazione familiare senza il consenso dell’utente, che possiederà i propri dati criptati e al sicuro su una blockchain.
  • Sicurezza: grazie appunto alla blockchain saranno drasticamente ridotti i rischi di attacchi o perdita di informazioni.
  • Inter-operabilità: un ecosistema di app che si esegue su blockchain è facilmente integrabile e utilizzabile cross-device. Ad oggi le applicazioni sono sviluppate per piattaforme diverse e non permettono all’utente di utilizzare i sistemi che preferisce senza pensare a compatibilità e trasferimento di dati.
  • Democratizzazione degli accessi: è possibile offrire un accesso a chiunque abbia una connessione internet, senza discriminazioni su età, sesso, religione, posizione geografica o fascia di reddito. Il trasferimento di dati sarà possibile tra diversi Stati in modo sicuro e veloce.
  • Uptime dei servizi: non avendo un server centrale che gestisce i servizi, vengono meno i rischi che qualche sito sia irraggiungibile o “down”. Attraverso la blockchain ci saranno innumerevoli backup distribuiti tra i nodi della rete.

Questi quelli che sono i benefici più evidenti.

E’ chiaro che potendo gestire le identità in modo univoco e i dati in maniera sicura, diventa istantaneamente più facile risolvere problemi che fino a qualche anno fa sembravano insormontabili.

Utopia? Può darsi, ma ci sono decine (se non centinaia) di nuove startup che ci stanno provando.

Nel mondo dello storage Filecoin e Storj si propongono come alternative a Dropbox, Experty in alternative a Skype, Status al posto di Whatsapp, Brave come browser e Steemit come social network.

Siamo pronti? Assolutamente no. La curva di adozione di queste nuove tecnologie sarà molto lenta. Abbiamo visto come l’innovazione tecnologica nella storia abbia sempre avuto la necessità di un’infrastruttura che la potesse abilitare.

L’infrastruttura è in fase di costruzione, definizione, ottimizzazione.

Abbiamo parlato di benefici, ma i punti critici ci sono e non sono banali: la velocità, i costi energetici e gestionali, una user experience non ancora perfetta e nessun incentivo per gli utenti nel passare a queste nuove tecnologie rispetto ai giganti attuali.

Se aggiungiamo questo al fatto che la battaglia si combatte contro aziende di dimensioni stratosferiche possiamo facilmente intuire come la guerra sarà lunga e sanguinosa.

Abbiamo però stabilito una direzione e una destinazione per risolvere i problemi attuali, è impossibile a questo punto fermarsi e fare finta che una soluzione non esista.

La blockchain potrebbe davvero essere la nuova rivoluzione del Web.

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