E se la prossima cura venisse scoperta da un computer?

Si parla sempre di più delle applicazioni dell’Intelligenza Artificiale nei campi più disparati e dei possibili effetti rivoluzionari che essa potrebbe avere.

Tuttavia, se queste innovazioni tecnologiche entrano in contatto con settori che influenzano la vita e la salute delle persone, è opportuno valutare attentamente ogni possibilità che si verrebbe a creare.

È questo il caso dell’industria farmaceutica e del settore sanitario, che potrebbe ottenere enormi benefici da applicazioni di Intelligenza Artificiale e Machine Learning.

Prima, però, alcuni numeri.

Gli Stati Uniti investono in sanità una grossa fetta del proprio PIL, pari a circa il 18%. In altri termini, questo corrisponde a 9.400$ pro capite: quasi il doppio di alcuni paesi avanzati come Canada, Regno Unito, Germania e Australia.

Eppure, non sempre una spesa di queste dimensioni corrisponde a risultati migliori. Secondo alcuni studi, molti paesi - pur avendo a disposizione budget meno consistenti - possono vantare comunque risultati migliori in termine di salute dei propri cittadini.

Il motivo, almeno in parte, sembra farcelo intuire un report pubblicato dal Journal of the American Medical Association (JAMA), il quale afferma che quasi la metà di tali spese viene destinato ai processi di pianificazione, regolazione e gestione dei servizi medici.

Come fare per risparmiare?

Proprio qui entra in gioco l’Intelligenza Artificiale.

Secondo Pamela Hepp, esperta in data security e health care regulation, l’Intelligenza Artificiale potrebbe aiutare a ridurre questi costi, tuttora costantemente in salita, e portare a nuove economie di scala.

Uno dei campi in cui l’IA sembra essere più promettente è quello relativo al Population Health Management. Si tratta di una parte del settore sanitario che si occupa della gestione e semplificazione della distribuzione di cure tra i membri di una comunità.

Proprio per la natura dinamica e complessa della materia, può essere particolarmente conveniente gestirla attraverso sistemi di Machine Learning, quella branca dell’IA specializzata nello scoprire pattern nascosti e trend predittivi attingendo da grosse fonti di dati in brevi lassi di tempo.

Non solo. Scoprire la ricerca relativa allo sviluppo di nuovi farmaci e vaccini è altamente costosa e richiede molto tempo.

Basti pensare che possono essere necessari migliaia di ricercatori per sviluppare una medicina in grado di contrastare gli effetti di una malattia. 
E tale lavoro potrebbe richiedere fino a 12 anni di tempo e miliardi di dollari spesi.

L’Intelligenza Artificiale potrebbe dare il suo contributo spingendo le fasi di analisi e ricerca, tagliando drasticamente alcuni costi. Un esempio concreto ci viene fornito da IBM che ha siglato una partnership con Pfizer, una delle aziende farmaceutiche più grandi al mondo.

IBM sfrutterà l’enorme capacità computazionale del super computer Watson, insieme alle sue piattaforme di IA, durante i processi di ricerca di nuovi farmaci. 

In questo modo, sarà possibile analizzare e testare velocemente un grosso quantitativo di ipotesi, estrapolando informazioni da più di 30 milioni di report elaborati in ambito sanitario.

Non finisce qui: grazie alla sua capacità di elaborare il linguaggio naturale, Watson potrà analizzare il contenuto di migliaia di papers medici in pochissimo tempo, per trovare informazioni rilevanti.

Tutto fantastico, ma gli ostacoli non mancano.

Lo sviluppo e l’implementazione di queste nuove tecnologie sarà molto costoso e le future regolamentazioni potrebbero influire negativamente su tali processi, allungando i tempi ed incrementando la spesa generale.

Ad esempio, introdurre una nuova tecnologia richiederebbe senz’altro l’approvazione da parte del Food and Drug Administration, ente governativo americano che si occupa del controllo di alimenti e farmaci.

Altri sistemi di Intelligenza Artificiale, che per funzionare necessitano di alcuni dati personali, dovrebbero essere idonei a diverse disposizioni relative alla privacy.

Infine, l’elemento forse più importante. Quale sarebbe la reazione di medici e professionisti in ambito sanitario davanti a queste nuove tecnologie?

Verrebbero viste come delle potenziali minacce per alcuni ruoli? Oppure sarebbero accettate per quel che sono: un supporto in aiuto a chi svolge questo mestiere?

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