General Intelligence

I progressi fatti con l’intelligenza artificiale negli ultimi anni sono stati notevoli. Attualmente, i sistemi di IA sono in grado di svolgere – più o meno autonomamente – task specifici per cui sono stati precedentemente addestrati.

Ci si interroga adesso su quanto tempo sarà necessario per arrivare ad una forma di intelligenza artificiale in grado di simulare una forma di pensiero astratto, del tutto simile a quello umano.

Una sorta di “intelligenza generale”, che possa dar vita a ragionamenti complessi, senza limitarsi ad elaborare le informazioni ricevute da un essere umano.

I ricercatori di DeepMind, sussidiaria di Google con un focus sull’intelligenza artificiale, ha pubblicato i risultati di alcuni esperimenti, fatti nel tentativo di misurare le capacità di ragionamento astratto di diverse IA.

Nel caso degli esseri umani, le capacità di astrarre un ragionamento vengono misurate attraverso degli appositi test visuali.

Uno dei più famosi è quello delle Matrici Progressive di Raven, in cui vengono mostrate diverse immagini disposte l’una dopo l’altra, con l’obiettivo di individuare la figura che completa la sequenza.

Chi fa il test, dovrà dapprima comprendere il criterio secondo cui le immagini sono state disposte e – in base a questo – trovare la figura da inserire nel “puzzle”.

In maniera del tutto analoga, sono stati creati diversi test a matrice, ognuno con un livello di astrazione diverso dall’altro.

Le varie IA sono state chiaramente addestrate a risolvere alcuni dei problemi successivamente somministrati.

I risultati purtroppo non sono stati particolarmente incoraggianti.

Proprio in base al livello d’astrazione necessario per risolvere il problema, i risultati cambiavano. Nei casi in cui la complessità del problema era pari a quella avuta in fase di addestramento, si otteneva un tasso di successo del 75%.

Però, non appena si richiedeva di completare dei test con un livello d’astrazione maggiore rispetto a quelli utilizzati nell’addestramento, allora i tassi di successo diminuivano drasticamente.

Quando si cerca di raggiungere obiettivi così ambiziosi, non è semplice ottenere dei risultati incoraggianti, almeno all’inizio.

Se c’è una cosa che è emersa da questo esperimento è che non è poi così impossibile pensare ad una futura “intelligenza generale”, che permetta ai computer di dedicarsi alla risoluzione di problemi più complessi.

La strada da fare è sicuramente tanta, ma il primo passo è stato fatto. Vedremo, come sempre, cosa ci riserverà il futuro.

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