Il Futuro degli Esseri Umani

I giganti del digitale stanno investendo molto denaro per i progetti di human enhancement: l’obiettivo è migliorare il funzionamento fisico e mentale delle persone.

Larry Page, co-founder di Google, ne è un esempio.

L’imprenditore è infatti stato uno dei principali artefici della nascita di Calico, azienda che dal 2013 ricerca nuovi modi per combattere l’invecchiamento grazie a uno staff di biologi, di computer scientist e genetisti.

Il divulgatore scientifico Yuval Noah Harari, nel saggio Homo Deus, ha dichiarato che queste tecnologie, probabilmente, non si svilupperanno in tempo per permettere a Larry Page di diventare immortale.

La risposta dell’imprenditore non si è fatta attendere: «Sì, so che sono stato selezionato per morire; però no, non ho intenzione di farlo».

Passiamo ora ad Elon Musk.

I suoi obiettivi potrebbero sembrare meno ambiziosi, ma sono altrettanto rivoluzionari.

Il CEO di Tesla, infatti, ha ribadito più volte che l’intelligenza artificiale è un pericolo per l’umanità: non perché causerà danni irreparabili, ma perchè diventerà migliore dell’intelligenza umana e le persone finiranno col perdere la loro “utilità”.

La soluzione? Secondo Musk sarà necessario connettere il nostro cervello al computer, in modo da creare una simbiosi tra uomo e macchina.

Così, le persone potranno restare al passo con la crescita esponenziale del pensiero puramente artificiale.

Da qui la creazione di Neuralink, azienda il cui obiettivo è proprio quello di costruire le prime tecnologie che permetteranno, almeno in teoria, di potenziare il nostro cervello.

Torniamo a Google. Big G, in collaborazione con il MIT di Boston (Massachusetts Institute of Technology), ha creato la prima interfaccia portatile in grado di leggere il pensiero.

Il dispositivo si chiama Alter Ego e si indossa agganciando un auricolare all’orecchio; poi, un archetto attraversa la guancia e alcuni sensori captano i segnali che dalla corteccia motoria vanno verso la bocca nel momento in cui pensiamo a una parola, anche senza dirla a voce alta.

Per ora il sistema è stato progettato per riconoscere un centinaio di parole e i numeri da zero a nove: l’espressione captata viene usata come keyword per una ricerca su Google e i risultati vengono comunicati attraverso un auricolare posto nell’orecchio.

Questo sembra essere il primo passo indicato da Ray Kurzweil, ingegnere e futurologo, affermando che daremo vita ad un pensiero ibrido, in grado di espandere la nostra cognizione.

Egli è convinto che sarà possibile pensare e avere accesso alle risorse illimitate di Internet, alla capacità di memoria dei server, alla velocità di calcolo dei computer, pur mantenendo il nostro pensiero umano, biologico.

A quel punto, prosegue, essere solo umani sarà una delle opzioni tra cui scegliere.

Forse non possiamo più stupirci se cominciano ad apparire i primi cyborg. Neil Harbisson è un artista che soffre di acromatopsia, una malattia che impedisce di vedere i colori, e grazie a un’antenna il suo cervello è in grado di percepire le onde che emanano i colori.

Come sempre in questi casi, dobbiamo fare attenzione alle nuove problematiche sollevate dalla fusione tra uomo e macchina.

Bisogna chiedersi quali costi e quali benefici scaturiscano da queste tecnologie, ma anche chi ne potrà effettivamente beneficiare e chi potrebbe invece esserne danneggiato.

Se arriveremo davvero a potenziare il nostro pensiero grazie a nuovi dispositivi – e a commercializzare queste interfacce – i primi che potranno permettersi di acquistarli saranno persone molto ricche.

Sorge anche il problema della privacy e del controllo della nostra vita personale: le recenti polemiche sul trattamento dei dati da parte dei social network non saranno paragonabili rispetto alle criticità che potrà generare una tecnologia in simbiosi quotidiana con l’utente.

Il diritto, l’istruzione e la società saranno stravolte. Voi cosa ne pensate? Temete lo sviluppo di questi dispositivi o, al contrario, vorreste che le ricerche progrediscano ancora?

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